Avevo ancora 22 anni quando scrissi la mia prima tesina universitaria sui blog, nel 2003.
Eravamo ben lontani dagli oltre 100 milioni di “diari online” indicizzati dai motori di ricerca e soprattutto le aziende guardavano con occhi torvi e sospettosi a questi siti gestiti da utenti. Oggi chi non ha un blog è uno stordito.
Chi non twitta, un arretrato.
Gonfia come luna piena, l’ondata dei social network avanza colonizza a colpi di Facebook, Myspace (anche se gli snob della rete dicono che oramai su Myspace ci trovi solo adolescenti e piccole band crescono) e fratelli.
E’ il trionfo della rete, intesa appunto come moltiplicazione di relazioni, di scambi, di punti di incontro. Tanto che gli stessi blog devono o dovranno in qualche modo adeguarsi.
Accanto al blog vero e proprio prospera infatti il microblogging legato ai social network, quel raccontare la propria giornata minuto per minuto. Attività dopo attività. Pensiero dopo pensiero. La poetica dell’istante, l’epigramma digitale di cui Friendfeed è portatore sano o malsano, a seconda delle prospettive.
Cosa resta del blog in questo sfilacciarsi dell’informazione?
Fratello esiliato e risorto del giornale cartaceo, il blog si ritrova (paradossalmente) a ereditare il ruolo di spazio per l’approfondimento, per la condivisione di lunghe riflessioni e spunti metabolizzati. Da un lato l’attività di blogger professionisti avvicina sempre più questi strumenti alle testate giornalistiche.
D’altra parte però per permettere di costruirsi una rete di followers anche a chi non ha la fortuna di ospitare il proprio blog su un sito da 1 milione di accessi al mese, e per seguire una moda del momento, il blog strizza l’occhio al social network.
Grazie all’introduzione di avatar, widget e funzionalità di ogni tipo, piattaforme come Blogger non si limiteranno ad applicare un po’ di ombretto ai blog.
WordPress lancerà una serie di plug-in proprio per rendere la piattaforma un social network di blog.
Keep networked!





