La proteiforme natura del blog

novembre 7, 2008

blog

Avevo ancora 22 anni quando scrissi la mia prima tesina universitaria sui blog, nel 2003.

Eravamo ben lontani dagli oltre 100 milioni di “diari online” indicizzati dai motori di ricerca e soprattutto le aziende guardavano con occhi torvi e sospettosi a questi siti gestiti da utenti. Oggi chi non ha un blog è uno stordito.

Chi non twitta, un arretrato.

Gonfia come luna piena, l’ondata dei social network avanza colonizza a colpi di Facebook, Myspace (anche se gli snob della rete dicono che oramai su Myspace ci trovi solo adolescenti e piccole band crescono) e fratelli.

E’ il trionfo della rete, intesa appunto come moltiplicazione di relazioni, di scambi, di punti di incontro. Tanto che gli stessi blog devono o dovranno in qualche modo adeguarsi.

Accanto al blog vero e proprio prospera infatti il microblogging legato ai social network, quel raccontare la propria giornata minuto per minuto. Attività dopo attività. Pensiero dopo pensiero. La poetica dell’istante, l’epigramma digitale di cui Friendfeed è portatore sano o malsano, a seconda delle prospettive.

Cosa resta del blog in questo sfilacciarsi dell’informazione?

Fratello esiliato e risorto del giornale cartaceo, il blog si ritrova (paradossalmente) a ereditare il ruolo di spazio per l’approfondimento, per la condivisione di lunghe riflessioni e spunti metabolizzati. Da un lato l’attività di blogger professionisti avvicina sempre più questi strumenti alle testate giornalistiche.

D’altra parte però per permettere di costruirsi una rete di followers anche a chi non ha la fortuna di ospitare il proprio blog su un sito da 1 milione di accessi al mese, e per seguire una moda del momento, il blog strizza l’occhio al social network.

Grazie all’introduzione di avatar, widget e funzionalità di ogni tipo, piattaforme come Blogger non si limiteranno ad applicare un po’ di ombretto ai blog.

WordPress lancerà una serie di plug-in proprio per rendere la piattaforma un social network di blog.

Keep networked!

A colpi di rasoio

ottobre 15, 2008

Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora

Stranger things have happened

ottobre 14, 2008

Ascoltare questa canzone di notte, mentre stai tornando a casa in macchina e le tue amiche dormono chi di fianco a te, chi sul sedile posteriore, e ci siete solo tu e la musica, ha un suo perché.

Il sapore delle limited edition

ottobre 2, 2008

Il mio portabiglietti da visita

Quei piccoli oggetti che parlano di noi. Quei grandi oggetti che urlano di noi. A gran voce.

Quelle collane fatte a mano che possiedi solo tu. Magari con le perle vintage di quella maison francese che adori e della quale compreresti tutto. O anche semplicemente le torte preparate in casa cambiando le dosi o sostituendo gli ingredienti. Frutto dell’improvvisazione, frutto dell’ultimo minuto. Quei dolci che non hanno nulla in comune con i prodotti venduti in gdo. Il pane di montagna, quello con la crosta dura, che si spezza facendo rumore e sbriciolando ovunque. Ma che sa tanto di buono e di antico/caldo/domestico/rassicurante.

I concerti per pochi intimi. Dove i musicisti li puoi quasi toccare, dove il respiro del cantante è come un soffio all’orecchio. Le anteprime. Prima dell’evento, prima del clamore e del grande pubblico e della patinata, luccicante soirée. Gli accessi riservati e seminascosti. Le iniziali sulla camicia. Tue e solo tue. Le dediche tra il colophon e la prefazione dei libri regalati.

Ho scoperto di essere una malata di limited edition.

Mare delle verità

settembre 23, 2008

La Grande onda

Hokusai: La Grande onda

Ho pensato che in fondo non avevo nessuna pretesa di certezze, e nemmeno di appossimazioni di certezze; che preferivo mille volte farmi guidare dal destino e dall’istinto in territori pericolosi piuttosto che sforzarmi di coltivare i frutti senza sapore del buonsenso.

Andrea De Carlo

Dresden, meine liebe

agosto 27, 2008

Come un papavero spuntato ai lati della ferrovia, che punge lo sguardo con la sua rossa, morbida corolla, Dresda domina l’Elba con un misto di fierezza arrogante e di delicata malinconia. E’ una città risorta per intero dai roghi della Seconda Guerra Mondiale che non ha voluto/potuto/dovuto dimenticare e che anzi ha rivendicato sin da subito il diritto di risplendere e di tornare a riprendersi le tante bellezze che le appartenevano. E’ la Fenice tedesca. E per questo forse ho deciso di trascorrerci le mie vacanze estive. Un luogo, che come una persona, rivive.

Al pari di tutte le città fluviali Dresda è fluida, in divenire perpetuo, e in continuo fermento. Ma non per i turisti, che anzi, sono per lo più tedeschi. Sono gli abitanti stessi a muoversi. In bici (soprattutto), a piedi, coi mezzi pubblici, in auto. A saltare da un genere musicale all’altro, dalla cucina italiana a quella indonesiana, alla spagnola, al fast food americano, ai sapori ticamente tedeschi. Sono i generi architettonici della Neue e Alte Stadt che si guardano a distanza e si sorridono: antico e moderno, cheap and chic, massiccio e leggiadro, essenziale e sovrabbondante di decorazioni. Il calendario degli eventi è impressionante per la quantità e la varietà degli spettacoli. E il suo teatro, il Semper Oper, è architettonicamente stupendo.

Non so se il mio scatto le renda onore fino in fondo..

A me Dresda si è svelata così

Danza del ventre: il trionfo del corpo femminile

agosto 15, 2008

Nulla è sensuale come le onde di un corpo femminile che danza. Specie se quella danza ne mette in risalto curve e flessuosità ed è anzi pensata per esprimere il potenziale erotico di una donna.

Questo video l’ho scoperto assolutamente per caso su Facebook e ne sono subito stata affascinata.

E dire che quest’inverno le ragazze che si preparavano veli, corpetti e coreografie per il corso di danza del ventre mi erano pure sembrate ridicole

Le persone che amiamo sono abbozzi di possibili quadri

agosto 10, 2008

” Le persone che amiamo sono abbozzi di possibili quadri”

Hugo Von Hofmannsthal

Oscar Kokoschka, La sposa del vento

Oscar Kokoschka, La sposa del vento

 

Innamorarsi di qualcuno è un po’ come farsi un tatuaggio. Ti entra nella carne, quasi senza che tu te ne renda conto. Ti si imprime dentro, facendo anche un po’ male e resta lì, indelebile. Poi una mattina ti svegli, e lui c’è. Simile a un quadro, appunto, di cui piano piano ti si svelano soggetto, tecnica, periodo, corrente, e via via tutti i dettagli. Il massimo si raggiunge quando quel quadro assomiglia tantissimo al tuo preferito, o se non proprio al tuo preferito, alla hall of fame che nel corso degli anni ti sei costruito assieme al tuo gusto estetico.

All’inizio di una storia non si può mai sapere con certezza quale quadro salterà fuori. Ma col passare degli anni si diventa più bravi nell’intercettare le potenzialità del bozzetto. Cosa quella tela potrebbe regalarci..E’ un po’ come lo stupore e l’ammirazione per una ragazza ancora acerba, che però già intorno ai 15 anni fa capire quanto sarà seduttiva o intelligente “da grande”.

Separarsi da un possibile bel quadro poi è un’operazione difficilissima. Richiede un’elevata dose di razionalità, cattiveria, determinazione, ma soprattutto autolesionismo.

Ma c’è sempre un valido motivo per partire, nel bene e nel male.

Le Onde di Ludovico Einaudi

agosto 8, 2008

Ludovico Einaudi è capace di comporre musica liquida e ricca di poesia come lo è solamente il mare.

E’ mare in note. E’ pianoforte che canta la storia millenaria di golfi e di spiagge. E’ sole che si infrange sull’acqua creando mille scaglie riflettenti.

Questo blog nasce ispirato dalle sue melodie: dalle tante ore trascorse, alla guida, così come in casa, o sul treno mentre mi reco al lavoro ogni mattina, a lanciare i suoi album dalle mie playlist. E pertanto il primo post non poteva che essere una sua citazione e un ringraziamento.


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